Liberare lo smartworking dal dibattito ideologico: le tante cose che sappiamo (ma di cui non discutiamo) per l’efficacia del lavoro senza vincoli di luogo e di tempo

Rossella Cappetta e Maurizio Del Conte argomentano che per uscire dall’emergenza sarà decisivo investire su lavori che siano allo stesso tempo lavori di qualità e produttivi. Il lavoro agile può essere uno degli strumenti da utilizzare a questo fine se non viene trasformato nell’ennesimo oggetto di un dibattito sempre in bilico fra superficiale e ideologico. Secondo gli autori la buona notizia è che abbiamo le conoscenze e le prassi organizzative per sviluppare analisi tecniche del lavoro e della sua modalità agile. Ed è da qui che bisogna partire.

Prima del PCI, Regia Marina e politica

Al PCI Luciano Barca arrivò dal mare. Anzi, emergendo dal mare. Per sapere come tutto ciò sia avvenuto, lasciamo direttamente a lui la parola. E lo facciamo riproducendo alcuni brani dal suo Buscando il mare con la Decima Mas. Sono brani utili non soltanto per conoscere come, attraverso il suo modo di vivere la Regia Marina e la guerra, maturano le scelte cruciali della vita di Luciano ma anche per leggere quegli anni con lo sguardo di un ventenne.

La buona battaglia. Luciano Barca, la politica economica e il mercato

Luciano Barca si iscrisse al PCI alla fine della seconda guerra mondiale, sostenuto dall’entusiasmo per la costruzione del partito nuovo proposta da Togliatti e per la ricerca di una via italiana al socialismo. Così fecero anche molti altri giovani militanti diversi, però, come sostiene Giorgio Rodano per la loro concezione del comunismo. Quella di Barca era poco ideologica e caratterizzata dall’impegno a costruire una società ‘diversa’. Rodano documenta questo impegno ricordando che negli oltre 40 anni di lavoro per il partito Barca ha dato un contributo importantissimo a svecchiare il vecchio approccio marxista-leninista di ispirazione sovietica ai problemi dell’economia e della politica economica, affrontando questioni e con una prospettiva “dal lato della domanda” che sono oggi sul tavolo delle scelte da compiere.

La “frazione Ingraiana di Roccaraso”

Negli anni ’60 a Botteghe Oscure, Luciano Barca dirigeva la commissione di massa che si occupava essenzialmente di sindacato e la sua stanza era a pochi metri da quella di Luciana Castellina, allora responsabile delle donne operaie nella sezione femminile del partito. Erano, quelli, gli anni del miracolo economico. Luciana Castellina ricorda, con qualche amarezza, il dibattito che si aprì all’interno del PCI sulle tendenze del neocapitalismo e sul ruolo delle lotte operaie che si trasformò in scontro aperto nel congresso del ’66, quando Ingrao rese pubblico il dissenso sulla linea del partito di molti suoi autorevoli membri. Tra di essi vi era Luciano Barca che fu relatore nella conferenza operaia del 1965 a Genova, decisiva per l’evoluzione di quel confronto.

Pur non essendo vescovo

Luciano Barca fu chiamato da Togliatti e Longo alla segreteria del PCI nel 1960, caso praticamente unico di accesso al vertice del partito da parte di chi era esterno all’apparato, di chi – per dirla con le sue parole – non “era vescovo”. Questo gioco, sostiene Marco Damilano, riassume il suo percorso biografico: la laicità di un’appartenenza e di un percorso politico, sempre rivendicata, ma anche la tensione tra un’ideologia totalizzante e la presenza storica del PCI nella società italiana. Nelle battaglie di Barca a Botteghe Oscure c’è anche il romanzo di formazione di quella generazione politica: la formazione di una classe dirigente, la sua messa alla prova, il rapporto tra la leadership monocratica e la collegialità delle decisioni, la divisione in correnti, i rapporti con gli altri partiti, le relazioni internazionali, il ruolo del Pci nelle grandi trasformazioni di quell’epoca.

L’interregno e la possibilità di una strada europea verso l’unificazione fiscale

Gustavo Piga riflette sulle possibilità di individuare una strada europea verso l’unificazione fiscale, prendendo come riferimento storico l’esperienza degli Stati Uniti. La conclusione a cui giunge è che solo l’abolizione delle regole fiscali europee, calate dall’alto, unita ad un forte richiamo alla responsabilità dei singoli stati di fonte ai propri cittadini e ai mercati può favorire la ripresa del cammino verso la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di una ‘terza via’ tra l’uscita dall’euro e l’unione fiscale subito.

La pandemia nelle città a Nord e Sud del mondo: il presente e il futuro

Elisabetta Magnani riflette sui complessi rapporti tra le città e la pandemia, prestando particolare attenzione alle differenze, anche sotto questo aspetto, tra Nord e Sud del mondo. Magnani ricorda che, ovunque, la crescita economica si è accompagnata a una forte tendenza verso l’urbanizzazione e che quest’ultima è intrecciata con le disuguaglianze. La pandemia, che inizialmente ha colpito soprattutto le città, può avere, anche per il suo impatto sulla povertà e le disuguaglianze, effetti molto rilevanti su quella tendenza, ma ben diversi tra Nord e Sud del mondo.

Disabilità e condizioni economiche di individui e famiglie: tra svantaggi molteplici e politiche insufficienti

Giuliana Parodi e Dario Sciulli illustrano lo svantaggio economico con cui si confrontano gli individui con disabilità e le loro famiglie, nella convinzione che una corretta identificazione dei meccanismi attraverso cui la disabilità determina la condizione di svantaggio sia indispensabile per disegnare e realizzare politiche di sostegno efficaci. Parodi e Sciulli ritengono particolarmente importante tener conto degli effetti che la disabilità ha sull’offerta di lavoro degli altri membri della famiglia e dei costi addizionali che essa pone a carico di questi ultimi.

Di quanta fiducia abbiamo bisogno per uscire dal COVID-19?

Rino Falcone, Fabio Paglieri, Cristiano Castelfranchi, Elisa Colì, Alessandro Sapienza e Silvia Felletti, attingendo a una loro indagine, pubblicata su Frontiers in Psychology, sul rapporto tra cittadini e autorità pubbliche in Italia nella prima fase della pandemia sostengono, in particolare, che i cittadini hanno mostrato molta fiducia verso le autorità, in contrasto con la tendenza prevalente in precedenti periodi. Utilizzando tutte le informazioni provenienti dall’indagine, essi avanzano un’interpretazione di questo cambiamento, che considerano utile anche per comprendere meglio e per contrastare la seconda ondata in atto.

Il lavoro da casa prima dello “smart working”: radiografia della lavorante a domicilio tra produzione e riproduzione

Eloisa Betti presenta un affresco della storia del lavoro a domicilio nel periodo fordista, utile per confrontare lo “smart working” contemporaneo con la principale forma di “lavoro da casa” degli anni Cinquanta-Settanta. Betti mette al centro dell’analisi il complesso intreccio tra lavoro produttivo e riproduttivo tra le mura domestiche, focalizzando l’attenzione sulla difficile conciliazione, sull’invasione degli spazi domestici e di vita, sulle condizioni psico-fisiche delle lavoratrici, sulle assenti forme di socializzazione e sul possibile ruolo delle organizzazioni sindacali.