La questione organizzativa italiana. Rigenerazione organizzativa, politica per il bene comune e la difesa sociale, formazione delle persone integrali

Federico Butera sostiene che la questione organizzativa in Italia è cruciale per una nuova fase politica. Dopo aver ricordato quali e quanti siano, in vari ambiti, i ‘fallimenti organizzativi’ Butera spiega perché, in un momento in cui si discute del cambiamento delle Pubbliche Amministrazioni e della rigenerazione delle imprese, sono necessarie tre linee d’azione sinergiche: a) progettazione e sviluppo di organizzazioni democratiche; b) politica per il bene comune e la difesa sociale dai poteri arroganti, visibili e occulti; c) formazione e sviluppo di persone integrali.

Il Neocorporativismo decentrato

Ezio Tarantelli nel 1984 concesse un’intervista a ‘Quale Impresa’, rivista dei giovani industriali, che fu pubblicata a luglio di quell’anno, 8 mesi prima del suo assassinio. Pubblichiamo nuovamente quella intervista per la sua attualità, frutto della straordinaria capacità di Tarantelli di prevedere l’evoluzione del lavoro. Nell’intervista si parla, tra l’altro, di riduzione dell’orario di lavoro per far fronte alla disoccupazione e del progressivo superamento della distinzione tra lavoro dipendente e autonomo. Sfide per gli attori sociali, ed in particolare per il sindacato, rispetto alle quali Tarantelli non manca di indicare, con la sua fiducia e la sua inesauribile capacità propositiva, la strada da seguire.

Un’intervista di Tarantelli che parla di noi

Giuseppe Croce commenta l’intervista a Tarantelli del 1984, pubblicata su questo numero del Menabò, mettendo in evidenza la sua capacità di prevedere i cambiamenti del lavoro con i quali oggi ci confrontiamo, largamente indotti dalla tecnologia. Con fiducia, Tarantelli guarda alla possibilità di ridurre e rendere più flessibili gli orari di lavoro e coglie la portata storica del superamento della distinzione tra lavoro dipendente e autonomo che gli appare inevitabile. Tutto ciò crea problemi al sindacato che però dovrà continuare a svolgere un ruolo decisivo.

Contrattazione decentrata e ripresa dello sviluppo: la lezione di Tarantelli

Leonello Tronti, nel suo commento all’intervista a Tarantelli del 1984 pubblicata su questo numero del Menabò, ricorda che a quell’epoca il problema principale era l’inflazione e la sua inedita coesistenza con la disoccupazione. Tronti sottolinea che Tarantelli considerava acquisita la predeterminazione dell’inflazione, come da lui proposta, e necessario un “modello neocorporativo decentrato” soprattutto per ridurre l’orario di lavoro e contrastare la disoccupazione. Tronti ritiene che una nuova forma di contrattazione collettiva aperta alla concertazione sociale sia anche oggi fondamentale per una nuova fase di sviluppo.

Il corso delle riforme del lavoro pubblico e il rilancio del Paese

Marco Esposito analizza alcune possibili interrelazioni tra l’avvio dei rinnovi contrattuali dei comparti pubblici e il Piano governativo di ripresa e resilienza. In particolare, Esposito mette a fuoco sia il cambio di metodo regolativo prospettato, che fa leva sul dialogo sociale e sulla partecipazione sindacale, sia gli istituti su cui puntare per un’incisiva riforma del lavoro pubblico: formazione, digitalizzazione e valorizzazione dell’effettivo rendimento dei lavoratori pubblici.

Lezioni dalla pandemia: i programmi sanitari dell’Unione Europea e dell’Inghilterra

Tommaso Langiano e Paolo Di Loreto analizzano i programmi sanitari elaborati dall’Unione europea e dall’Inghilterra nel corso della crisi pandemica, tenendo conto delle profonde differenze istituzionali. Il programma europeo non sembra in grado di migliorare l’integrazione fra i servizi sanitari degli Stati membri. Più coraggioso ed innovativo il libro bianco inglese che, per la lezione appresa durante la pandemia, propone una riorganizzazione orientata a garantire un elevato livello di integrazione tra le attività sanitarie e sociali.

Per legge, ma non troppo. Il rebus del salario minimo nella crisi della contrattazione

Luisa Corazza riflette sulla prospettiva di una regolazione per legge del salario minimo. Il punto di partenza è la crisi della contrattazione collettiva che viene ricondotta a tre cause e che definisce lo scenario sul quale si inserisce la recente proposta di Direttiva europea sui salari minimi adeguati che Corazza ritiene non assicuri un salario sufficiente, in base al principio costituzionale, perché spostando l’asse delle politiche salariali sorgono rischi rispetto ai quali il sindacato rappresenta un elemento di garanzia.

Più consegne, meno diritti: l’infausta parabola giuridica dei rider

Luca Bonacini e Valentina Camurri, analizzando i dati Google Trend, mostrano che la richiesta di servizi di food delivery è aumentata con le misure di distanziamento sociale adottate nella prima ondata di Covid-19 e non è tornata ai livelli pre-pandemici con il loro alleggerimento. Bonacini e Camurri ipotizzano, quindi, che il cambiamento forzato delle abitudini accrescerà in modo permanente il ricorso ai rider e sostengono che ciò rende quanto mai urgenti strumenti di contrasto a forme di sfruttamento che le piattaforme potrebbero porre in essere.

La cooperazione allo sviluppo e la riduzione delle disuguaglianze. Esame di due programmi in Tunisia e Colombia

Christian Morabito esamina, alla luce dei risultati di un recente studio su due programmi di cooperazione in Tunisia e Colombia, l’impatto redistributivo delle attività delle agenzie per la cooperazione. In entrambi i programmi esaminati la riduzione delle disuguaglianze era l’obiettivo principale ma l’impatto redistributivo è stato pressoché nullo. Morabito riflette sulle possibili cause di questi esiti e indica come si potrebbe accrescere l’efficacia redistributiva dei programmi di cooperazione.

Assegno unico per i figli: Una prima proposta e alcune riflessioni

Massimo Baldini, Paolo Bosi, Giovanni Gallo, Cristiano Gori, Claudio Lucifora e Chiara Saraceno illustrano le caratteristiche generali del nuovo Assegno Unico e Universale per i figli (AUUF), il cui avvio è previsto per il 1° luglio 2021. Gli autori presentano poi la proposta di AUUF avanzata dalla Fondazione AREL, la Fondazione Ermanno Gorrieri e l’Alleanza per l’infanzia, che prevede un importo dell’assegno pari a 1930 euro all’anno per figlio minorenne e a 1158 euro all’anno per figlio maggiorenne. Gli autori discutono infine della relazione che potrebbe instaurarsi tra l’AUUF e il Reddito di Cittadinanza.