Concorrenza al ribasso tra contratti collettivi

Michele Faioli e Larissa Venturi descrivono la situazione che caratterizza il sistema sindacale del nostro paese, basandosi sui dati più recenti dell’archivio CNEL relativo alla contrattazione collettiva, e si chiedono: quali siano le ragioni della concorrenza al ribasso tra contratti collettivi; perché, e in che misura, la contrattazione collettiva delle organizzazioni più rappresentative viene elusa nelle catene di valore e nei sub-appalti e se basterebbe una legge per sistemare il quadro disorganico in cui si sviluppa la concorrenza tra contratti collettivi.

Bella Italia, Douce France

Silvana Cirillo presenta due originali antologie che escono nella collana di Gremese ed. Girandole / Roma Livres, Bella Italia, da lei diretta: 18 recits di scrittori francesi dedicati al nostro paese e Douce france, 20 racconti di autori italiani dedicati alla Francia. Le loro testimonianze, scrive Cirillo, sollecitate dagli spunti autobiografici più vari, ci consegnano un vivace e composito ritratto delle terre al di qua e al di là dell’Alpe, un omaggio corale, spontaneo e affettuoso, lontano da scontati luoghi comuni, la testimonianza delle influenze reciproche delle due culture.

Il populismo contemporaneo e le sue origini: quanto pesano le crisi economiche e le ondate migratorie?

Eugenio Levi, dopo aver passato in rassegna le spiegazioni più accreditate delle ragioni per cui si sono affermati i partiti populisti contemporanei, espone i risultati di un recente studio sull’impatto che le crisi economiche e le ondate migratorie hanno avuto sulla nascita dei partiti populisti. Prendendo come caso di studio il partitolo New Zealand First, Levi suggerisce che le crisi hanno un ruolo decisivo, che il loro impatto perdura nel tempo e che esso si intreccia con altri fattori di tipo economico, culturale e politico.

La crisi pandemica e la necessità di riformare gli ammortizzatori sociali

Dario Guarascio analizza i limiti del sistema di protezione sociale messi in evidenza dalla crisi pandemica e sintetizza la proposta di riforma degli ammortizzatori sociali avanzata dalla Commissione del Ministero del Lavoro. Tale proposta ha delineato i contorni di un intervento che ridisegni gli ammortizzatori sociali, sia quelli in costanza di rapporto di lavoro sia quelli in carenza di occupazione, in modo che tutti possano accedere alle stesse prestazioni, e di uguale durata, per le stesse causali.

Il blocco dei licenziamenti: il vero problema è la “distruzione non creativa”

Andrea Garnero interviene sul dibattito in corso sul divieto di licenziare chiedendosi anzitutto se esso abbia avuto un ruolo aggiuntivo, rispetto alla Cassa Integrazione e alle misure per il credito, nel “proteggere il lavoro” durante la crisi, A tal fine, Garnero compara la caduta dell’occupazione in Italia e in due paesi (Francia e Germania) che non hanno introdotto un simile divieto Inoltre, egli sostiene che di fronte ai segnali di ripresa il problema per chi perde il lavoro resta un sistema di welfare e di politiche attive con troppi buchi.

Nuove regole per il fisco societario: l’accordo del G7 Finanze nel più ampio contesto del negoziato G20/OCSE

Mikhail Maslennikov riflette sulla portata del recente accordo del G7 Finanze relativo al ridisegno delle regole di tassazione internazionale d’impresa, inquadrandolo nel più ampio processo negoziale in corso sotto l’egida G20/OCSE. In particolare, Maslennikov, anche attraverso il confronto tra i contenuti dell’accordo e quanto previsto nei Blueprint Reports pubblicati dall’OCSE a ottobre 2020, mette in luce alcuni aspetti positivi ma anche alcuni punti critici, che necessitano chiarimenti, dell’accordo.

Tremate multinazionali! O forse no.

Ruggero Paladini presenta e discute l’accordo raggiunto all’ultimo G7 su un livello di imposizione fiscale minimo per le multinazionali. Paladini ritiene che si tratti di un passo in avanti rispetto ai fenomeni di concorrenza fiscale sviluppatisi in passato ma osserva che per ora l’accordo è limitato ai paesi più grandi e restano da definire molti importanti dettagli tecnici. Un rischio rilevante è che l’aliquota minima, che è molto più bassa di quella che grava sui redditi da lavoro, diventi l’aliquota normale.

Il welfare nel PNRR. Riconoscere quanto c’è, ma non trascurare i rischi

Elena Granaglia si occupa del ruolo del welfare all’interno del PNRR. Pur riconoscendo l’importanza dei finanziamenti previsti, Granaglia sottolinea due rischi della visione soggiacente di welfare come sostegno all’inclusione lavorativa e aiuto per chi resta indietro. Da un lato, il PNRR trascura il ruolo dei mercati nell’assicurare redditi decenti, così indebolendo anche l’efficacia delle politiche su cui fa leva. Dall’altro, il PNRR sembra dimenticare che il welfare è anche spazio per una forma di vita diversa da quella che caratterizza il mercato e i meccanismi che nel pubblico lo mimano.

Povertà assoluta e consumi in periodi straordinari: riflessioni su una relazione complicata

Massimo Aprea e Michele Raitano riprendono i dati Istat sulla crescita della povertà assoluta nel corso del 2020 e ragionano sulla possibilità che essa possa in parte dipendere dai vincoli alla spesa derivanti dalla pandemia piuttosto che dal peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie. A tal fine presentano un esercizio di simulazione, ipotizzando cause diverse per la riduzione di alcune componenti di spesa, utile a chiarire come la metodologia applicata dall’Istat possa condurre a sovrastimare il peggioramento del tenore di vita delle famiglie italiane nel corso del 2020.

Inflazione alle porte? Gli scenari per l’Europa e per il nostro paese

Sebastiano Nerozzi e Giorgio Ricchiuti discutono gli scenari aperti dal riaccendersi dell’inflazione negli Stati Uniti e, analizzandone le possibili cause, cercano di stabilire se si tratta di un fenomeno transitorio o, piuttosto, di una fase destinata a durare nel tempo. L’articolo discute i possibili effetti dell’inflazione sui tassi d’interesse e sulla ripresa post-pandemica, evidenziando come un ritorno repentino a politiche di austerità avrebbe effetti distributivi ed economici destabilizzanti per i paesi con più alto debito pubblico e per l’eurozona nel suo complesso.