Massimo Florio è professore di Scienza delle Finanze nell'Università di Milano. L’attività di ricerca riguarda principalmente l’economia del benessere applicata, l’analisi costi-benefici, le privatizzazioni, l’impresa pubblica, le tendenze di lungo termine della spesa pubblica, le politiche regionali e industriali dell’Unione Europea, l'impatto socio-economico della scienza. Ha svolto attività di studio e valutazione per la Commissione Europea, Parlamento Europeo, BEI, OCSE, CERN, ed altre istituzioni internazionali e nazionali. Il suo libro più recente è Investing in Science. Social Cost-Benefit Analysis of Research Infrastructures (the MIT Press, 2019).

Scienza e diseguaglianza sociale

Massimo Florio osserva che i cittadini finanziano la produzione di conoscenza attraverso la ricerca pubblica, l’istruzione superiore, il sostegno diretto e indiretto alla R&S mentre a valle i benefici sono appropriati, nella forma di valorizzazione del capitale, da oligopoli privati. La redistribuzione regressiva che ne risulta è invisibile perché legata a beni intangibili. Florio sostiene che i risultati della ricerca dovrebbero restare in mano pubblica attraverso imprese pubbliche della conoscenza in settori quali la salute, la transizione energetica, il governo dei dati.

Pandemie e ricerca farmaceutica: la proposta di una infrastruttura pubblica europea (parte seconda)

Massimo Florio e Laura Iacovone proseguendo nell’analisi avviata sullo scorso numero del Menabò sui difetti, nella ricerca, dell’industria farmaceutica, sostengono che i tempi sono maturi per creare una infrastruttura pubblica sovranazionale per la ricerca di base, lo sviluppo, la produzione, vendita e distribuzione di farmaci che mantenga la proprietà intellettuale delle scoperte, con il diritto di produrre o di dare la licenza a terzi, garantendo le cure per le attuali patologie e quelle future.

Pandemie e ricerca farmaceutica: la proposta di una infrastruttura pubblica europea (parte prima)

Massimo Florio e Laura Iacovone osservano che COVID-19 ha mostrato i limiti dell’industria farmaceutica nel programmare investimenti a lungo termine nella ricerca di farmaci utili a contrastare il diffondersi di malattie infettive, privilegiando le aree terapeutiche funzionali alla massimizzazione dei ritorni finanziari attesi dai farmaci. Trascurare la ricerca a più alto rischio, specie quando sono noti o prevedibili effetti sanitari potenzialmente devastanti, è un errore e non deve essere persa l’occasione per modificare obiettivi e attività degli attori del sistema. Florio e Iavocone, indicano come in un articolo di cui questa è la prima parte.